Il sesso in ufficio porta a disastri naturali tali da determinare licenziamenti anche di chi non lo pratica.O forse proprio di chi non lo pratica.
I colleghi sono persone con cui devi lavorare, confrontarti ogni giorno, a volte litigare.
E poi parli di lavoro, coi colleghi.
Non c’è nulla di meno intrigante di un bel discorso sul lavoro, forse solo uno sugli squilibri funzionali dell’intestino dopo un paio di giorni fuori casa, quando non hai il tuo bagno e non riesci a esprimerti al meglio.
Dovresti saperlo, collega, che in ufficio si parla di lavoro o di cose interessanti quanto la stitichezza.
E che se ti chiedo quanti anni ha tua figlia, è solo perché siamo in pausa pranzo e sei seduto al mio stesso tavolo.
Ma tu lo ignori e ti gongoli nella tua pochezza.
Essere un “toy boy”, come ti chiamano gli altri malgrado per me tu sia attraente quanto una corsa alle sei del mattino, sposato, affigliato e diversamente giovane, non è poi qualcosa di cui vantarsi: dovresti sapere che è svilente e non è un inno alla tua vorace sessualità.
Ma son concetti troppo alti per chi vede una maglietta con scollo rotondo e si fa venire i focori.
E poi lamenta anche la giacca, che copre il tutto.
Triste vita, la tua. Ancor più triste la vita di tua moglie che ti ha scelto e divide con te ogni giorno e i figli.
Ma non son cose che si dicono a lavoro, perciò sto zitta.
E non rispondo quando il tuo magico savoir-faire si accende e tu vomiti proposte irrinunciabili.
Chi potrebbe dirti di no quando dici:
“Non so, forse è perché mia moglie non c’è e ho l’ormone impazzito – mi stai dicendo che tu ogni giorno ci dai che ci dai per mantenere il giusto livello di ormoni? – ma ho sognato che facevamo di tutto in ufficio”.
“Che dici, chiudiamo la porta a chiave e facciamo festa?”
Ti stupisci, o sommo poeta e cantore del sesso, se poi o non ti rispondo o ti dico che sto lavorando?
No, tu non demordi – ma dementi – e continui a parlarmi.
“Che collega noiosa che sei.”
“Sono la collega noiosa che ti è toccata.”
“Sei la collega noiosa che mi è toccata, ma non mi tocca.”

E finalmente, una cosa, la dici giusta.

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