Non esiste separazione definitiva fino a quando c’è il ricordo. Isabel Allende, Paula, 1995.

L’etimologia del verbo “ricordare” sembra spiegare la frase della scrittrice cilena; ricordare deriva dal latino recŏrdari, in cui il prefisso “re” è stato aggiunto a cor-cordis «cuore», perché il cuore era ritenuto la sede della memoria.
Ricordare vuol dire richiamare al cuore, ripercorrere con occhi diversi momenti passati, interpretarli e a volte modificarli a seconda dei sentimenti.
Ricordare ha un gusto dolce, Marcel Proust nella sua opera più importante, “Alla ricerca del tempo perduto”, parla di come riassaporando le madeleine sia ritornato a vivere sensazioni e situazioni della sua infanzia. Secondo lo scrittore francese è la memoria spontanea o involontaria, ossia quella sollecitata da una sensazione causale, come il sapore dei pasticcini della sua infanzia, che ci rituffa nel tempo perduto e che ci permette di “sentire” con contemporaneità quel passato. Continua a leggere su cakemania