Il sole non penetra quel ventre scuro di cui percorri gli snodi. Resta alle spalle, come i suoi raggi. Di fronte solo tenebre e curve. Procedo in questo tunnel, esitante, nervosa, impaurita. Ho smarrito la diritta via, e anche la selva. Non ci sono luci e si cammina alla cieca: è impossibile fermarsi, bisogna andare. Respiro a fondo, non ho idea di come fare per rimediare, non me ne intendo.
Ti guardo e lo capisco: lo stai pensando anche tu. Il tuo sguardo è preoccupato, così come il tuo tono:
“Per adesso continuiamo così: finché il sole risplende non corriamo rischi. Poi, arriverà la sera… e non so cosa faremo, allora.”
Forse dovremmo fermarci qui. Analizzare il problema da “fuori”, verificare che esista veramente e che non sia solo frutto della nostra mente. Perché a volte si guarda senza riuscire a vedere. Sostiamo in una piazzola assolata, mi sei di fronte, ma non ti guardo quando mi parli.
“A me sembra che vada. Per me, la luce è accesa. Non so se è della giusta intensità, non lo capisco, ma so che c’è”. Così ti dico, ma tu non mi credi.
Gli estranei sono giudici migliori, è risaputo. Non hai alcun pudore a esporre tutti i tuoi dubbi a uno sconosciuto di passaggio. Vuoi conoscere il suo parere, perché il mio non ti basta. Vi ascolto in silenzio e penso che in fondo, anche io voglio capire ciò che si vede dall’esterno.
Lui sembra a disagio, ci guarda perplesso. È una domanda strana, lo ammetto, e posso comprendere quella fronte aggrottata e quello sguardo incredulo.
“Mi sembra tutto nella norma.”
Definire la normalità, però, non è mai semplice. Nel nostro caso, poi, impossibile.
“Non ci pensiamo ora che c’è il sole.”
Lo dici, ma qualcosa trema nella tua voce. Non ti conosco da molto tempo, ma sono abituata alla consapevolezza della menzogna: sai di mentire e me ne accorgo.
D’estate la luce è accecante, ma a volte ci si infila in lunghi tunnel e scoppia il buio, malgrado sia giorno.
“Titty, non va. Non funziona. Non so perché, non chiedermelo. Non si vede nulla, anche se ho acceso i fari.”
Ostinata guardo avanti, voglio scorgerla quella luce che dici di aver acceso. Non ti rispondo, preferisco mordermi le labbra e cercare di capire. La galleria è lunga e pesta, ma alla fine arriva l’illuminazione: alzo gli occhiali da sole sulla fronte, e non ho bisogno di stropicciarmi gli occhi, la vedo e voglio che anche tu possa scorgerla, quella luce.
“Elisa, togliti gli occhiali da sole.”