Uno dei motivi per cui non mi piace l’estate è disegnato sulla mia pelle e prende vita sotto il sole.
L’altro riguarda i miei capelli, che tornano biondi e inutili. Slavato clichè che si accompagna agli occhi. Mio padre mi ha voluto così, forse perché voleva un angioletto. Un’altra delusione.
L’altro ancora è il presente. L’estate è per i bambini, dura fino alla maturità. Poi si cresce e la si odia. Non sarà mai più spensierata. Rilassante? Forse. Avventurosa? Può darsi. Una breve pausa dal quotidiano, meno grigia per il sole, ma è tutto lì.
Anche se affondi i piedi nella sabbia bagnata o resti seduta ad aspettare il tramonto.
E’ tutto lì.
C’è un libro, la crema, l’ombrellone e la spiaggia che via via si spopola.
C’è il mare e l’infinito.
C’è l’odore del sale e il suo sapore. E il rumore della sabbia nei sandali.
La spiaggia è più bella al tramonto e posso sedere in riva al mare, lasciare l’ombra senza dolore.
Può esserci pace e riflessione, ma nessuna novità.
Non resta impressa sulla pelle, solo nei, cicatrici e lentiggini a ricordarmi cosa porto addosso e quel che non cambierà.