Gli aeroporti, a differenza delle stazioni, sono non-luoghi calmi e protetti, quasi ovattati. Tra la merce esposta e l’odore del caffè puoi perdere tempo, ma con calma. Non c’è la frenesia del centro commerciale, né il rumore dei treni: l’atmosfera è distesa e le sedie sono vicine, invogliano all’apertura.
Si chiacchiera all’aeroporto.
Mi piace aspettare prima di un volo, mi sembra di essere in un tempo sospeso, un tempo non mio che rubo a un’altra vita; quel tempo per restare solo con me stesso che non ho in città. In tasca porto Milan Kundera, ho comprato il libro dopo aver visto il film, e non vedo l’ora di assaporarlo. È nella tasca destra… no… forse in quella sinistra… no. No, no, non c’è più. In piedi tra un bar e un negozio di intimo comprendo di averlo perso, forse ai controlli. O forse è nel mio zaino. Così lo abbraccio e comincio a rovistare, sposto il maglione, esamino tra i boxer e mi dispero. Poi alzo lo sguardo, ho ancora una mutanda stretta nella mano sinistra quando la vedo arrivare.
Sono devastato e ho una mutanda in mano.
Devo parlarle, ma prima devo rimettere a posto le mutande.
Lei guarda distrattamente le vetrine mentre continua ad avanzare. Verso di me.
Devo rimettere a posto le mutande e trovare qualcosa da dire. Continua a leggere su Cakemania!

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