Tutti siamo noiosi. Anche io lo sono con i miei discorsi su: diritti civili, lavoro, politica, religione, problemi esistenziali. Perfino quando parlo di un film o di un quadro riesco a essere noiosa. E poi parlo sempre di me, di quel che mi succede, degli uomini che incontro. Riempio i miei amici di parole stupide; discorsi lunghi, in cui ripeto mille volte lo stesso aneddoto.
Sì, sono noiosa.
E’ una cosa che ho sempre pensato. E’ una cosa su cui ho sempre giocato. Fa parte del mio fascino, essere noiosa.
Ed è così bello parlare, anche se non voglio dire nulla. Soprattutto se non voglio dire nulla e nemmeno voglio impegnarmi nella soluzione dei miei problemi. Adoro ripetermi, anche negli errori.
Poi è arrivato lui, con i figli di Odino, a farmi ragionare. Riesco a farlo solo ridendo, solo nel grottesco.
Un viaggio di due ore e mezza può passare velocemente o sembrarti eterno. A oggi non riesco a capire come sia stato. Quel che so è che sedevo sola vicino al finestrino, sul tavolino avevo la settimana enigmistica e il blocco degli appunti. Scrivevo.
Si è avvicinato e sporto sui sedili avanti, lasciando il suo deretano all’altezza della mia testa.
Ho alzato il sopracciglio sinistro.
Dopo un po’ si è seduto e mi ha informato dettagliatamente sul suo viaggio e sul suo hobby. Ha voluto anche parlarmi del suo lavoro: è il proprietario di una ferramenta.
“Tu cosa fai nella vita?”.
“Scrivo per una società di comunicazione e formazione on line”.
“E nel tempo libero?”.
“Scrivo”.
“Ecco perché stai scrivendo sul quaderno”.
Alzo entrambe le sopracciglia e annuisco. E penso che sei noioso, ma non lo dico. Poi penso a quanto possa sembrare noiosa io; a quanto lo sono, oltre l’apparenza.
Continui a parlarmi e non ti accorgi che ti sto dando del “lei”. No, non sono così educata, e mi rendo conto che lei non può saperlo.
Se dico che dal tavoliere mi sono spostata nella pianura padana, e non cogli ma continui a parlarmi della tua passione – che è una filosofia di vita – è anche colpa mia e del mio solito errore: sono troppo sottile, dovrei essere più chiara.
Così mi volto a guardare dal finestrino, in silenzio.
“Sei mai stata in Irlanda?”
“No, e me ne spiace”.
“Quando arrivi in aereo quel che vedi sono rettangoli di pini. Ogni tanto ne vedi uno. Perché i figli di Odino hanno abbattuto tutti i pini e adesso stanno ripiantandoli, per questo puoi vedere questi rettangoli di alberi… ogni tanto”.

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