La sedia è lì, di fronte alla finestra; raccoglie il giorno prima, dando a tutto una parvenza d’ordine.
Il caffè ha il fuoco acceso e io una maglietta bianca.A piedi nudi aspetto.
Il caffè ha il fuoco acceso, borbotta.
Ha più parole di me.
Non ne voglio, quindi lo bevo tutto.
Devo aspettare che il bucato si stenda. Asciugamani nuovi, doccia e vestiti, quelli vecchi, quelli sulla sedia.
Di spalle alla porta tolgo la maglietta bianca, allaccio il reggiseno, infilo la canotta, poi la maglietta, e quindi il maglione.
Non ho fretta e, anche se devo uscire, faccio tutto con calma.
Devi aspettare che finisca. Controlla pure: sto ancora vestendo la canotta. E non farò più in fretta, anche se resti a guardarmi.
Milano è fredda, ma non grigia, e io comincio a ridere.
Ti guardo e rido.
Come faccio a essere così allegra? Che domanda idiota. E non è nemmeno la più brutta, ci si avvicina, ma non lo è.
Rido mentre ti fustighi fino alla fine, ché non si metta in dubbio la tua correttezza. Però le porte non si aprono, e chissà, magari pensi che sia giusto così.
Io, però, rido.
Chissà perché.