Quel che leggerete è stato scritto sedici anni fa. E’ la storia di un colpo. Forse di due.

“Scusa, mi fai accendere?”
Che frase scontata. Alzo a mala pena lo sguardo. All’improvviso un colpo. Preciso, forte, sottile. Uno solo, ma devastante. Da restarci secchi. Boom! La musica non c’è più, ma io continuo a muovermi, forse per inerzia. Gli amici sono scomparsi, le casse evaporate. Qualcuno, poi, ha avuto la brillante idea di asfaltare il cielo negandomi il diritto di godere della luce soffusa delle stelle. È il nulla e il tutto insieme. Ci siamo solo io e lui. Non capisco, forse le cellule del mio cervello sono entrate in sciopero, o forse, dopo quel colpo, il mio intero sistema nervoso ha deciso di concedersi una vacanza, magari nelle montagne Polmonari o presso il lago Vescica, oppure ancora meglio, al mare del Cuore, il quale subdolamente occupa il posto dei suoi villeggianti e ormai regna incontrastato, l’infame ingannatore.
Mi parla.
Cuore non riesce a decifrare i dati inviati prontamente da Orecchio. Urge stipulare un nuovo contratto con i neuroni. Ascolto le loro richieste, espongo le mie e arriviamo a buon compromesso: d’ora in poi lavoreranno con grande impegno 24 ore su 24 a patto che io conceda loro un minimo di 4 serate al mese di vacanza meditativa. Io, il capo-neurone e la sinapsi (in qualità di testimone) firmiamo l’accordo. Cervello può procedere all’elaborazione dei dati uditivi e alla conseguente risposta.
“Sì, certo…”. Prendo l’accendino e lo porgo. Lui mi guarda. Sempre.
Io mi gongolo all’idea di aver ritrovato quel perfetto funzionamento delle mie cellule cerebrali quando, inaspettatamente, vedo riflesso nei suoi occhi un movimento sospetto della materia grigia. Che succede adesso? Chi istiga i miei neuroni a scioperare? Aguzzo la vista e distinguo chiaramente, al centro del palco da loro costruito, Timidezza e Sentimento, che non sono nuovi a queste azioni ribelli in quanto gregari del Cuore e rappresentati di lista del partito cuorista. Tempo fa, Cuore si era candidato contro Cervello per la carica di Coordinatore Totale, ma aveva perso, sia pure per una manciata di voti, al ballottaggio.
Questi maledetti sollevatori di cellule arrivano sempre nei momenti meno opportuni, cioè quando c’è bisogno di azionare tutte le facoltà mentali che si possiedono onde passare da perfetta imbecille. Compaiono dal nulla come fantasmi, piazzano il loro palco nel bel mezzo della materia grigia e danno inizio ai loro canti ammaliatori.
Lui accende la sigaretta. Non stacca i suoi occhi dai miei.
I miei neuroni, dimentichi del lavoro e del contratto appena stipulato, abbandonano tutto unendosi a quel canto. Ecco, sono ancora una volta in balia del Cuore. Il quale, sognando un futuro di completa egemonia sul corpo, spera di poter diventare un giorno il Grande Organo, il supremo Coordinatore, il magnifico Tiranno. Il povero esaltato sta prendendo il sopravvento, credo che voglia rovesciare il sistema cellulocratico – fondato sulla concezione di cooperazione e aiuto fra ogni singola particella del corpo, che quindi nasce, cresce, lavora e poi muore in armonia con il tutto.
Io sento le gambe tremare e il Cuore aumentare il suo ritmo.
Follia ha scalzato Temperanza, divenendo il nuovo ventricolo destro del Cuore. Quanti subdoli espedienti ha messo a punto per riuscirci. L’ultimo, il più infimo, ha indotto Temperanza a rassegnare le dimissioni. Sì, parlo dell’accusa di congiura. Temperanza è da sempre in ottimi rapporti con la losca Ipofisi – questo lo sanno tutte le fibre – e Follia ne ha approfittato. Il nuovo ventricolo destro del Cuore ha accusato Temperanza del surplus di richiesta di dopamina (precursore dell’elettrizzante noroadrenalina), la cui dose eccessiva porta a una tachicardia che può sfociare nell’infarto. E Cuore ci ha creduto, o voluto crederci. Mentre gli eritro-squadroni portano Temperanza nell’atrio-cella, Follia pompa l’indole totalitarista di Cuore con le sue chiacchiere circa il SuperOrgano.
Lui mi restituisce l’accendino, ce l’ha nella mano sinistra.
Il governo del Cervello è caduto. Si indicono nuove elezioni e gran parte delle mie cellule votano contro il sistema cellulocratico. A essere sincera non posso escludere che una buona parte dei voti sia frutto di intimidazioni eseguite da Furore e Crudeltà, noti bravi al servizio della Follia. Qualcuno, però, ancora resiste: un eritrocita sobilla le masse contro i bravi. Nel midollo spinale, di fronte a tutti. Non ha paura della presenza dei macrofagi, anche se la polizia bianca è cosa del Cuore. Ecco, l’hanno arrestato. E gli hanno anche negato il rifornimento di ferro. Ma ancora parla, inneggia al sistema cellulocratico. Ma ahimè, i buoni ideali non legano gli atomi di ossigeno, che continuano a schizzargli via. Non riesce ad accappiarne uno, che già un altro, dispettoso, scivola lontano, costringendolo a una pantomima ignobile fra risate generali. I macrofagi entrano in azione e lo eliminano come cellula nociva al sistema. Scommetto che in nessun rapporto verrà menzionata la mancanza di ferro. Così il partito cuorista tratta gli avversari? È questo il potere del SuperOrgano? Indurre all’incapacità, deridere e uccidere? Ma che fanno le altre cellule, applaudono? È proprio vero: i discorsi enfatici, che nascondono un baratro di nulla, possono tutto. Un po’ di rumore qui, una parola esaltante lì e il pazzo di turno ha pieno appoggio.
Muove le labbra, mi sorride.
L’inevitabile: le cellule fuggono impazzite gridando al colpo di Stato. Il Cervello viene definitivamente deposto e il Cuore si autonomina Grande Organo. I dati inviati da Orecchio aumentano, ma i miei neuroni non sanno più come organizzarsi, e finiscono per attorcigliare dendriti e assoni. Il caos è totale: le cellule si sono sparpagliate in tutto il corpo e, lontane dal loro abituale posto di lavoro, combinano più guai che altro. Mi ritrovo cellule intestinali costrette dai bravi a lavorare nel nervo ottico. Ma le poverette sanno solo catalogare e assorbire sostanze nutritive, e anche se cercano di fare del loro meglio, il risultato lascia molto a desiderare. In un attimo quel che vedo sono sali minerali e proteine che fluiscono sorridenti per l’intestino tenue, vecchi ricordi messi in ballo, non si sa come, dalla memoria cellulare. Unite alle visioni ci sono anche le sue parole che si addensano e si staccano rimbalzando sulle pareti auricolari senza riuscire a formare delle frasi di senso compiuto. Vedo articoli alla ricerca di un soggetto cui abbinarsi, complementi di ogni tipo che si nascondono fra le note ballerine di quella musica maledetta proveniente dalla cassa sinistra, punti esclamativi e interrogativi sbizzarrirsi in balli frenetici trascinando pronomi personali e dimostrativi nel ritmo duro dell’underground. È questo che Follia non ha calcolato. Il Cuore, povero stupido Cuore, è solo un muscolo involontario: quel che sa fare è pompare sangue e rendere grigia o dorata una giornata. Lo sento sguinzagliare i suoi bravi, cercare di ristabilire l’ordine con le intimidazioni, ma i miei operai, resesi conto della propria limitatezza, dettata da quel maledetto, ma pur sempre necessario, differenziamento cellulare, ritrovati i cartelli colorati e infervorati dai sentimenti, hanno preso a protestare in massa, sfilando attraverso ogni singolo capillare, vaso linfatico, vena, arteria, fibra; urlano frasi sconnesse, ridendo a crepapelle o piangendo disperati. Il Cuore, allarmato, apre la valvola tricuspidale dando libero sfogo a tutte le emozioni. Il suo ultimo, geniale, piano.  Eccomi sprizzare di gioia, poi cadere nel baratro della depressione. Per interminabili ore – o qualche secondo? – passo dall’amore alla delusione senza che il ritmo sistole-diastole accenni a diminuire. E in questo momento di totale anarchia, i cellugiani – cellule organizzatesi subito dopo il golpe per diffondere impulsi che diffondevano gli ideali del sistema cellulocratico – sbaragliano gli eritro-squadroni e liberano la Temperanza. Appena libera, Cuore la chiama a sé per un consulto. Certi organi hanno la tribale usanza di ricordarsi delle vecchie conoscenze solo quando cominciano ad affondare nel mare del declino. Parlo proprio di quelle conoscenze che, non si capisce ancora come, vengono rimosse dalla memoria durante l’ascesa al potere.
Sento il calore scivolare dalle guance, vedo la Follia e i suoi gregari rientrare nella valvola tricuspidale, insieme alle emozioni inopportune. L’energia ora fluisce ordinata: un formicolio piacevole che si espande da Orecchio a Bocca.
“Anche io vivo a Gravina, sono qui in vacanza con la mia famiglia…”.