Ci sono persone che vengono e persone che vanno. No, non parlo delle partenze natalizie, che pure mi vedono protagonista, ma degli amici, famigliari, amori, che seminano mollicchine sempre più rade, finché non riesci più a distinguerle tra sassi ed erba alta.Non sai come succede, né il perché, eppure accade. E molto spesso lasci che sia, per paura, orgoglio, inedia.
Lo dicono tutti: succede senza un motivo, semplicemente non ci si sente più. Peccato che un motivo c’è sempre, per tutto. In particolare se una persona si nega o decide di negarsi. Ti resta una domanda in testa, un vuoto nel cuore e poca voglia di affrontare quello che fa paura. Alcuni lo chiamano istinto di sopravvivenza, questo placido allontanamento. Si lascia che rantoli l’affetto, ché, se ti volti dall’altra parte, prima o poi tacerà. O almeno lo speri. È più facile lasciare che sia. È un procrastinare che vuole rimbalzare colpe e mancanze sugli altri. “Ho fatto il mio, non dipende da me. Mi adeguo a quel che vuole”, si dice, per redimersi, cullarsi, rimandare.
E alla fine arriva natale, e la fine dell’anno. Volente o nolente ti ritrovi a pensare, a domandarti, a volere. E lo capisci che non è vero che il tempo aggiusta tutto: cambia solo le priorità. Pensi alla rata che sta scadendo, al lavoro che manca, ai nuovi incontri. E riempi la via di altro, perché la vita va avanti. Eppure basterebbe una parola, anche solo da ascoltare giacché è difficile da pronunciare.
Nel mio caso basta un plumcake alla cannella.
La cannella ha un profumo intenso (per me è desiderio, sacro o profano poco importa), parla di un abbandono e anche del ritrovarsi. È entrambe le cose, le celebra.
Il plumcake è un dolce semplice, si realizza in mezz’ora. Un tempo assai minore di qualsiasi scelta. Prima di parlare, di espormi, ci vogliono giorni e a volte non lo faccio mai. Questo dolce, invece, lo impasto in mezz’ora e poi delego al forno il compito di cuocerlo. Ma allora perché non mi alzo? Perché resto in ginocchio di fronte al forno ad aspettare che lieviti?
Sarà il profumo che incanta e incatena, quella strana magia che produce il calore, o la voglia di vedere qualcosa che cresce, non lo so. Resto così: accoccolata sui talloni, cingendomi le ginocchia. E’ un sano aspettare, perché qualcosa l’ho fatta ed è lì, nel forno, e si gonfia, per essere condivisa.
A volte capita che l’invitato non si presenti, che declini l’invito o semplicemente non risponda. Ti resterà il profumo, il colore brunito e un forno caldo. Ma non è un problema, consola. E poi ci metterai solo mezz’ora a rifarlo, quando avrai una risposta e suonerà la porta.