Sì, lo so che è più semplice approcciare stando ben protetti da un monitor: siamo tutti più spigliati, divertenti, senza freni. E’ più semplice esporsi, perchè è meno grave un rifiuto, se accompagnato da una faccina. E poi non ci sono gli occhi, le mani che non sai mai dove tenere (andrà bene la tasca dei jeans?), la reazione immediata dell’altro.
C’è tempo per pensare, prima di scrivere. Di dire la cosa giusta.
Ecco, allora perchè tu, ometto che mi abbordi su facebook, non lo fai?
Pensa, rileggi quel che ti avevo scritto eoni fa. Fatti un giro su questo blog e non fermarti alle mie foto. Quanto meno, non cominciare così:
“come stai , ti ricordi di me
ti volevo dire una cosa stupida oltre che un saluto…
stavo vedendo le tue foto..ma sai che non ti ricordavo cosi’ di persona ? 🙂
in foto sei cosi’ fashion… (forse volevi dire figa? N.d.R)
come ho fatto a non notarti quando lavoravi hihi .-)”

E come hai fatto? Eppure è sempre e solo una questione di packaging. Per te, ma non per me. Apprezzo, comunque, la capacità di rileggere tutta la critica al progetto su cui abbiamo lavorato insieme, per capire chi delle tue ex dipendenti ero. E anche lo sforzo, cliccare sulla freccia in alto per leggere quel mio messaggio, cui mai hai risposto, immagino sia stato impegnativo. Ma poi perchè parlare di lavoro, se puoi chiedere la misura dei miei tacchi?
Anche queste sono soddisfazioni. O forse no, ma almeno ci rido sopra.

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