Lunedì 17 settembre c’erano tutti gli ingredienti affinchè mi divertissi e andasse tutto bene: una location nel cuore di Brera, un’organizzatrice meravigliosa, una squadra riprese preparatissima, tante food blogger e una truccatrice che è riuscita in un miracolo. Per fortuna Ilaria era lì: visto che ho deciso di rendermi ridicola su tutto il web, almeno l’ho fatto con stile. Sono arrivata all’appuntamento con l’imbarazzo preparatissima: ho passato tutto il weekend precedente a sfornare torte al cioccolato per adeguare la mia ricetta alla cottura in microonde. Insomma, ho fatto i compiti a casa. Mi sono letta il manuale del nuovo forno a microonde Panasonic e ho eliminato il rhum giusto in tempo, evitando di dare fuoco al forno. Ci sono voluti sei tentativi, di cui solo due mangiabili, per arrivare alla cottura perfetta. E poi ho anche imparato a fare la crema cuocendola nel microonde. Ero pronta, dovevo solo improvvisare il discorso, che ovviamente non avevo preparato, e fare i conti con la telecamera. Avevo anche scelto una maglietta azzurra, un colore che su sfondo bianco ha un bell’effetto e fa risaltare i miei occhi.
In teoria so tutto, su come vestirsi, posizionarsi, guardare in camera.
Il problema è che so tutto, l’ho fatto diverse volte per lavoro. In più scrivo sceneggiature quasi ogni giorno, spiego come si devono leggere le battute, con che espressione, tono e tempistica.
In pratica, però, combino pasticci. Rigida, imbarazzata e falsa. Com’è che tutto ciò che dicevo suonava insipido, impostato e lontano? E dovevo sorridere, lo so. E spostare quel ciuffo di capelli.
Forse il problema è proprio questo: so tutto. So cosa si prova a stare dietro la telecamera e soprattutto so cosa pensano quelli che sono dietro la telecamera. Per questo, quando sbagliavo, non potevo non pensare a ciò che si formava nella testa dei ragazzi di Don’t Movie. E poi i cani, le campane, l’ambulanza e la frase perfetta che deve essere registrata un’altra volta perchè mi sono mossa, e che alla seconda (o terza) ripresa non è più come prima. E lo sguardo dei cameraman, terrorizzati all’idea di dover restare in mia compagnia fino a sera. Che poi sono più simpatica di così, lo giuro. Solitamente sono più sciolta, ironica. Forse il mio problema è che penso troppo, dovrei ricordarmi più spesso di essere una bionda con gli occhi azzurri, dovrei ricalcare lo sterotipo, vivrei meglio. Invece penso e commetto sempre gli stessi errori. E lunedì ci si è messa anche la sfiga: sono stata l’unica cui è saltata la corrente, proprio quando la torta cuoceva e stava lievitando. Così, con una torta cotta a metà, ma ustionante il doppio, sono corsa dal set al salotto del making of nel tentativo di far finire la cottura. Il secondo forno a microonde, però, non era attaccato alla corrente, così l’hanno spostato, con la mia torta all’interno che ondeggiava paurosamente, mettendolo a terra. È stato inevitabile piazzarsi lì di fronte, seduta a terra, e fissare la mia torta, che si abbassava inesorabilmente. A gambe incrociate e spalle basse, con gli occhi rivolti al mio dolce che girava, non riuscivo a far altro che pensare: “speriamo non registrino questa scena per il dietro le quinte”. E mi contraddicevo: “io la girerei, questa scena. Darebbe colore, saprebbe di vero, è tristemente comica”. Sono stata tentata di chiamare il cameraman per esporgli il concetto. Maledetta mente distorta dal lavoro.

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