Sono bionda, ho gli occhi azzurri e mi piace vestire bene, per questo tutti credono che sia vanesia e superficiale, un cattivo esempio. Pensano che io voglia solo giocare, un po’ è vero, lo ammetto, ma non è solo questo quel che voglio. Quel che vorrei sono due occhi allegri e una mente attiva, pronta a fantasticare insieme a me.
Resto qui a guardare la gente che passa, visi allungati, occhi ravvicinati, bocche storte. Questa plastica trasparente non aiuta, deforma, e ho paura. Vorrei tanto che qualcuno allungasse una mano, per giocare, ma se poi fosse come quella bambina? Ha mani impiastricciate di gelato e colori. Le mie pallide imitazioni ridacchiano quando mi prende: “ti taglierà i capelli, perderà le tue scarpe”, mi scherniscono mentre io la guardo in viso. Ha occhi ravvicinati e dentini affilati. Sarà la plastica o la paura? Però a prima occhiata mi appare così e mi ritrovo a chiedermi, come appaio io da dietro questo paravento trasparente?
Mi lascia, mi lasciano tutti al mio posto. Non capisco perchè: sono più bella, più originale di quelle vipere là, eppure loro trovano una casa e ne restano solo tre accanto a me.
Ne restavano tre, sei manine le hanno afferrate. Tre bambine, due biondine e una moretta. Si mostrano l’un l’altra le Tanya, se le dividono in base al colore del body. Resterò sola? Forse no… un’altra bambina si avvicina, la tiene per mano la nonna. Anche lei è bionda e ha gli occhi azzurri, proprio come me. La nonna mi prende, sorride e mi mostra, elogiandomi. Ma la bambina scuote la testolina, batte i piedi a terra e indica una delle altre tre, già stretta nelle mani della cugina.
La nonna mi lascia in mano alla piccola, ma lei mi rimette a posto. Che tipetto capriccioso, spero di non finire tra le sue mani. Guardala come piange, solo perchè sono diversa.
“Non ti vuole nessuno”, ridacchiano le altre. Spero si spezzino una gamba, mentre fanno ginnastica. Dovrebbero spezzarsi, sono imitazioni e non sono perfette come me. E comunque io ho tutto l’occorrente per sciare, maglione, cappello, pantaloni, scarponi e sci. Loro che hanno? Una stupida tuta da ginnastica e le bambine, che se le contendono.
La nonna si sta spazientendo, spero che dia uno schiaffo a quella piccola viziata.
Invece mi prende e…strappa una bambolina a una delle altre ragazzine facendo cambio.
Mi capita una biondina, con occhi di ghiaccio. Le sorrido: “quanto ci divertiremo a sciare insieme! Mi ascolti? Sei la più fortunata!”
L’altra si calma, ora che ha avuto il suo trofeo. La mia bambina, però, non sembra soddisfatta.
Finalmente mi tira fuori dalla scatola, che bei visetti: è così diverso il mondo qui fuori.
Giochiamo, solo io e lei, le altre si sono discostate. Inforco i miei sci e via, faccio su e giù sulla sabbia.
“Tu scia pure, mentre noi andiamo al mare a fare un bagno!”.
Odiose. Certo un bagno lo farei volentieri, ma non sono attrezzata: ho scarponi e sci in piena spiaggia.
E anche se non sono adeguata, mi sforzo, faccio vedere tutta la mia eleganza, la mia bellezza, ma quel che ottengo è un visetto imbronciato e ben presto mi ritrovo nella sacca, accanto alla palla e ai secchielli.
Forse è vero che noi bionde pensiamo solo ai vestiti, ma non riesco a non cancellare l’idea che sarebbe bastato comprare un cambio, un costumino, e adesso sarei lì a divertirmi e a farla ridere.
Invece guardo il mondo da un’altra plastica, schiacciata da un rastrello impertinente.

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