Rivisitare, una parola che sa di melanconia e di paura, che troppo spesso viene collegata all’innovare. Non so chi abbia ragione, se io o me stessa, ma sono qui a chiedermi se vestire il solito di novità possa cambiarne l’essenza. Non sarà l’ennesima maschera che si incrina al primo morso? Ma poi è così importante? Quel che conta è stupire, imbastendo i ricordi in un abito goloso.
Guardo il tavolo e quel che svetta. E’ quel che ho e non posso cambiarlo, se non nella forma.
Così mi prodigo per nascondere le banalità in un sacchetto, dove lascio riposare le solite frasi tagliate a pezzettini. Potrei aggiungere un guizzo di ardimento e rendere tutto più intrigante, ma ci ripenso: sarà per la prossima rivisitazione. Oggi non faccio altro che cambiare forma a un registro conosciuto: richiudo il sacchetto e lo sigillo con il fuoco, affichè mantenga un cuore di succosa consuetudine. L’involucro è importante e deve spiccare, per questo lo adagio su di un prato verde smeraldo, lasciato allo stato brado. Nessun artifizio, nè ricercatezza: solo un velo colorato per catturare lo sguardo, attenuare l’ovvio.
Rivisitare sa di vecchio, ma ci crogiola nelle lodi. Guardate qui cosa riesco a fare con il solito antipasto. Son stupori e apprezzamenti, ne mangiano tutti e nulla resta.
Che brava che sono.

Ingredienti: prosciutto crudo dolce, melone giallo, olio d’oliva, fagiolini, latte q.b., sale, zenzero o pepe a seconda dei gusti

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