Vivere di definizioni è semplice, trasforma la realtà in fantasia e le persone in stereotipi. Il freddo è calcolatore, mentre il caldo è sempre sinonimo di passione.
Allora dissemino puntini su un foglio, numerandoli. Non sono molti, ma ho bisogno di spazio, questa volta voglio che si vedano, così muovo la matita attorno ad ogni puntino disegnando cerchi concentrici. Non lo faccio spesso, ma se non posso farlo adesso, quando potrò? Ogni giro ripete le stesse parole. Una nenia spaventosa se cantata in silenzio, per questo mi arrischio con la mezza voce e il diametro.
Ho disegnato il mio schema, ma non voglio vederne il disegno. Lo lascio qui sul letto, accanto a me. Le istruzioni sono superfule e non mi curo di scriverle. E sbaglio.
Il mattino dopo mi resta in mano il foglio, ma non c’è nessun tratteggio: qualche pallino ha un suo riquadro, alcuni, invece, nemmeno sono stati presi in considerazione.
Perché unire, collegare, quando si può incasellare? Alla fine le definizioni sono facili da gestire: contengono lo stretto necessario per vivere tranquilli. Nessun insieme, nessun contesto: inutile sforzarsi di guardare il tutto quando ci si può soffermare su una parte.
Le definizioni non amano i confronti, chiudono la bocca con le mani e le orecchie con le idee.
Quel che resta sono puntini accartocciati, però li puoi ripiegare per far fiorire un tulipano.

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