Inquinante rassicurazione del quotidiano.

O forse sono qui per ricordarmi che non posso fuggire in altre abitudini, nemmeno se taglio i capelli e mi nascondo dentro il mio vestito nero. Continuo a muovere inutili passi in questa danza massacrante, ma la seta è scivolosa, fa cadere, si impiglia alle pareti e non ho portato ago e filo.
Mi affanno, sempre più nuda, mentre resta lì, sempre uguale e sogghigna. Temprare le braccia servirà?
Ogni volta che alzo lo sguardo cambia un attore, ma non si interrompe nulla: un continuo ripetersi che non potrà mai cambiare, perchè questo è il gioco.
Visitatori curiosi recalcitranti alla monotonia. Un via vai solenne, composto e silenzioso. Curiosano, rovistano, toccano mentre vanno. Senza accorgersene, senza scusarsi, ché è loro diritto.
Il mio è quello di restare a terra, su un cuscino verde e tacchi a controbilanciare. Come se potessi farlo veramente, ma è bello pensarlo.

Quando tutto sembra immobile, insuperabile, insormontabile non resta che inventare