Molti sono i miti legati all’uovo, forse per la sua forma, forse per ciò che contiene, l’uovo si presta a diverse simbologie legate alla nascita, all’incontro tra il bene e il male, alla creazione. Fin dall’antichità si parla delle uova, io, però, sono abituata a romperle e fare delle enormi frittate, più nella vita che nella mia cucina.Da bambina, invece, ci giocavo, ma solo con le uova racchiuse nella Pupa e nella Scarcella, due dolci della tradizione gravinese.
In loro il cibo e il gioco si uniscono e prendono la forma di una donna prosperosa o di un cestino da pic-nic da cui spunta un uovo, ancorato alla base di ogni dolce.

Da quando ho lasciato la Puglia ho deciso di far sentire il profumo della mia terra, se non con le mie cene, almeno con le parole. Non sempre ci riesco, ma oggi vorrei poter trasmettere quella gioia che provavo quando ricevevo una pupa di pasqua, il piacere sottile di avvicinarla al viso e respirane l’odore, prima di decapitarla con un morso, la normalità di quel gesto; perché era ovvio festeggiare Pasqua giocando con ciò che poi avrei mangiato.
Oggi vorrei riuscirci e credo che l’unico modo per farvi sentire veramente quel profumo, anche se restate lì oltre il monitor, sia quello di parlarvi in dialetto. Continua a leggere su Cakemania