Sono quasi le tre e mezza, ritorno da Scabin e prendo posto al suo chiosco. La brigata si muove in perfetta sintonia e coordinazione.

Davide Scabin ci parla della sua provocazione: la “pasta warriors” in versione fast food. Si inizia con una piadina verdure e fusilli all’arrabbiata, si continua con un bicchiere di brodo di vitello in cui prendono vita un medaglione di spaghettoni precotti e una bustina di verdure disidratate. Si aspetta un minuto, solo dopo si può mangiare. Mi sento come una bambina al parco giochi: guardo il mio bicchiere di brodo in cui fioriscono pasta e verdura, con ancora in bocca il sapore di quella piadina che è finita troppo presto. Il sommelier ci serve del Ferrari e poi arrivano delle penne condite con solo pecorino e pepe nero, spetta a noi il compito di aggiungere una delle salse fast: carbonara, pesto e amatriciana, in contenitori di plastica tipo quelli che contengono il ketchup, da spargere direttamente sul piatto. Non so quale scegliere, così le provo tutt’e tre. E mi rendo conto di non aver mai mangiato una carbonara o un pesto o un’amatriciana in vita mia. Quando Davide Scabin mi raggiunge quella commossa sono io. Potrei dimostrarlo piangendo, poi opto per un sincero ringraziamento e una confessione: non mangio pesto, ma questo lo porterei a casa. Con poche parole Davide Scabin mostra tutta la sua genialità e mi lascia con la convinzione di aver aperto una finestra e la voglia di spalancarla il più possibile. Ma sarà per un’altra volta: è tempo per me di parlare con Alex Atala, chef del DOM. L’avevo incrociato prima, ma mi aveva congedato poiché stava per cominciare un suo intervento. Quando mi rivede, in coda agli altri giornalisti, mi accoglie con un sorriso genuino, una stretta di mano robusta e una battuta. Non sono sicura che si ricordi la mia gentilezza “ma si figuri chef se deve andare…” o la mia insistenza “comunque è solo una domanda”, ma quando finalmente mi siedo al suo fianco faccio finta di nulla e pongo per l’ultima volta la mia domanda cakemaniaca. Atala ci pensa un po’ ma la sua risposta è decisa: la frutta in tutte le sue nuance di temperature e cotture. La varietà dei sapori che la frutta, cruda e cotta, può donare commuove lo chef brasiliano. Quindi il dolce a cui è legato è a base di frutta? No, mi sbaglio. Atala mi sorride e poi confessa la sua smodata passione per il gelato. Anzi meglio, per il divano, la tv e la vaschetta di gelato. Spalanco gli occhi e mi avvicino, una confessione così necessita  un tête-à-tête, abbasso la voce, come a sussurrargli un segreto e chiedo se il gelato da divano è alla frutta. Lui sghignazza, gesticola e conferma le mie speranze: il divano chiama le creme, quelle ghiotte e saporite. Ridiamo complici e, mentre continua a parlarmi di una serata in panciolle e con vaschetta al seguito, spero fortemente che abbia dimenticato la mia insistenza: l’uomo che immagini seduto sul divano mentre si ingozza di gelato deve trovarti simpatica.
Ci si sente bene a Identità Golose, è un po’ come stare a casa tra gente vera, con cui puoi parlare di dolci ed emozioni, oppure puoi stare zitta e restare a guardare la TV con una vaschetta di gelato in mano.

Quarta e ultima puntata del reportage, qui trovi la prima parte, qui invece la seconda, qui la terza oppure puoi sempre leggere un articolo più snello su Cakemania