Gli occhiali da sole li ho voluti rosa per colorare la via.
Gli orecchini pendenti li ho scelti antichi, per rubarne la storia.
Il vestito lo indosso perché ogni passo si trasformi in carezza.
I tacchi, invece, perché non sono unici.
Nient’altro che oggetti?
Eppure sorridono, mi guardano accondiscendenti, si prodigano.
Non è stato così l’altro giorno, lo so ma lo reprimo e nemmeno mi accorgo di farlo. Quel che riesco a fare è pensare di essere nel posto giusto e di star facendo la cosa più naturale del mondo o forse la più ovvia.
Ne scelgo due ma ne compro quattro.
Sorrido, saluto, mi avvicino all’uscita e mi scorgo in un riflesso. Sono lì con il sacchetto in mano. Sono lì e ci resto per un momento, imbambolata. Non potrei essere altrove e dovrei restare qui, gironzolare per gli scaffali. Adesso posso, adesso sarebbe normale. Lo penso veramente mentre guardo ciò che sembro, poi apro la porta ed esco incamminandomi per gli Champs-Élysées.