Vive tra di noi. Mangia come noi. Beve come noi. Parla come noi o forse no, no, non parla come noi.
L’uomo carciofo si distingue proprio per questo: i suoi discorsi sono autoreferenziali, pregni di elogi al suo ego. Perché lui ha fatto tutto. E meglio.
Tutti lo incontriamo prima o poi. A me è capitato più volte perché sono fortunata.
Non privo di acume e ironia, l’uomo carciofo ti guarda languidamente da sopra il calice di rosso, ovviamente solo Châteauneuf-du-Pape o simili, e ti parla della sua ultima esperienza s-e-n-s-a-z-i-o-n-a-l-e o di come lui, che la sa sempre lunga, ha risolto brillantemente un problema impossibile.
Necessita di molte attenzioni e di poche parole, preferisce di gran lunga ascoltare la sua di voce, che è di certo più gradevole della tua. E poi lui beve quella tal tisana che addolcisce le corde vocali e fa tanto bene alla pelle e che devi provare assolutamente. Attenzione però, l’uomo carciofo è edotto su tutto ma manca di generosità (anche di umiltà, capacità di comprendonio, socialità, simpatia, gradevolezza e altro, a suo dispetto la lista è infinita) quindi la tal tisana te la devi comprare da te. Tuttavia pretende di essere affascinante e si stupisce quando dopo l’ennesima scusa (mi dispiace ma stasera devo fare la ceretta) gli viene detto chiaramente che non si ha nulla in comune e che più che amici si è conoscenti e che va benissimo così: restare conoscenti.
L’uomo carciofo a questo punto ti guarda perplesso non riuscendo a capire perché tu, essere inferiore, disdegni la sua compagnia. Poi arriva la geniale intuizione: è proprio perché sei un essere inferiore e pelosa come un orso, date le mille serate dedicate all’epilazione.

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