Da tempo sono una sbevazzatrice amatoriale, nel senso che amo bere. Sono una donna da vino rosso, ma non disdegno bianchi e distillati, anche se questi ultimi in seconda serata.
Ho deciso di essere un po’ più professionale, perché essere beona va bene, ma esserlo con stile è meglio, così mi sono iscritta a un corso di degustazione che mette a confronto vini italiani ed esteri.
Ovviamente lo faccio solo per prendere appunti sulla storia del vino e capire la differenza tra le tre categorie di profumi. Il fatto di poter bere vini di qualità e prendere parte a un vero e proprio wine-game non ha influito minimamente con la mia scelta di dedicare tutti i lunedì di maggio a questo corso. No, no, proprio per niente.
Devo dire che il corso è molto carino, ci sono alcune pecche, ma la modalità game mi ha sempre intrigato. Max e Bianca, proprietari dell’Eno Club, la sanno lunga sull’intrattenimento e basano la serata su una serie di simpatiche interrogazioni. Ti senti un po’ come a scuola, solo che tutti siedono nell’ultima fila e il motteggio è libero e assai gradito. Assaggi senza sapere cosa stai bevendo, lo analizzi (loro ti aiutano, ma prima parli tu) e solo alla fine si scopre chi ha indovinato.
Ieri, nella prima giornata, abbiamo giocato con Merlot, Syrah e Grenache. Sei vini (sempre un italiano vs. straniero) divisi in tre assaggi ciechi. Purtroppo il Cabernet è rimasto pura teoria.
Essendo da sempre una gran bevitrice di Syrah ho individuato al colore e al naso il giro di assaggio di questo vino e  in bocca la provenienza: il primo italiano (Fontodi Case Via del 2007, che poi ho comprato) e il secondo decisamente australiano.
Il Merlot iniziale l’ho scambiato per Cabernet e l’ultimo assaggio, un Turriga 2005 assai pregevole, mi ha lasciata così incantata da restare senza parole. Immagino che ciò abbia fatto la gioia della ragazza seduta di fronte, che solo allora ha potuto godersi i suoi vini senza dover ascoltare i miei pareri.

p.s. prossimamente posterò nome e link di tutti i vini degustati