Il cucchiaio no, non va bene. Quando succhi troppo ti resta in bocca quel retrogusto di legno o di metallo che rovina tutto. Affondare le dita nella ciotola, raccogliere ciò che stoicamente resta attaccato al contenitore e poi mangiarlo, assicurandosi di ripulire per bene tutte le dita utilizzate. Questo sì. Questo va bene. Perchè non basta l’odore. E nemmeno l’aspetto. Bisogna toccare. Sentire la consistenza tra le dita prima che nel palato. Anche per questo mi piace preparare la cheesecake fredda: posso assaggiare senza correre il rischio di ustioni da crema. A dire il vero raccogliere la crema con l’indice, sentirne il calore e la morbidezza prima di portarlo alla bocca vale mille ustioni di primo grado. Ma con la cheesecake fredda si evita il dolore e ci si concede solo il piacere. Leccarsi le dita è un diritto, ma soprattutto un dovere.
Usare le mani, nulla mi seduce di più della manualità: sbattere, frullare, montare e soprattutto impastare. Sentire i biscotti sbriciolarsi tra le dita. Ne metto di più così il fondo viene più spesso. Certo quel pezzetto è troppo grosso. Dovrei romperlo o mangiarlo. E tra un biscotto che assaggio e uno che uso, stacco, sempre con le dita, pezzetti di burro. Qualche briciola resta attaccata al panetto, ma poco importa. Fa parte del gioco. Affondo le mani nell’impasto, sento il burro sciogliersi sotto la mia pressione. E di un tratto mi ritrovo ad ammirare un mosaico umidiccio fatto di noci, biscotti e bucce d’arancia.
Il cioccolato bianco ha perso la sua forma e ora può unirsi al formaggio per crearne una nuova, più morbida, più avvolgente. Lo verso sulla base raccogliendolo con il cucchiaio, ma per fortuna sulle pareti ce n’è ancora. Non è questo il momento, ma io ho calcolato tutto: mi sono già organizzata. Livello il composto, poi smuovo la marmellata di arance con un cucchiaino, per dare liquidità. Abbondante, mi piace così. E poi il giallo-arancione sta benissimo sul bianco. Lo illumina e ne viene risaltato.
Grattugio quel che è avanzato della tavoletta di cioccolato. Non troppo però, altrimenti potrebbe diventare stucchevole. E non ho mai sopportato le cose troppo dolci. Certo che poi conservare due quadratini di cioccolato bianco non ha senso. E sebbene non lo preferisca, il passo dalla mano alle labbra è veramente breve.
Ma la vera goduria viene dopo. E io lo so. Solo dopo aver messo a riposare la torta in frigo mi avvicino bramosa alla ciotola. In fondo devo pur controllare che le dosi siano giuste. Le dita scorrono sulla plastica, prima l’indice e poi il medio, per aiutare la raccolta. E’ morbido, tiepido. Non troppo dolce. Forse dovrei provare con la marmellata. Sempre con le dita. Cerco, raschio, raccolgo. Prima sulla plastica, poi sul vetro. Mi godo il mio momento e gongolo: è venuta proprio bene. Domani possiamo festeggiare.

Da cucinare perchè anche i piaceri vanno organizzati e per leccarsi le dita senza ustioni:
Perché (non) è bene arrivare per primi agli appuntamenti

Ingredienti per una teglia da 24 cm: Biscotti Vicenzi all’arancia, marmellata d’arancia, 240 grammi di formaggio cremoso, 150 grammi di cioccolato bianco, burro quanto basta.