Anch’io ho aderito all’iniziativa Autori per il Giappone promossa da Lara Manni. Storie, poesie e un banner, quello di Save The Children, per una donazione. Perché “anche un centesimo può fare la differenza”.

Mia madre è morta la settimana scorsa.
Papà dice che è stata schiacciata nella sua macchina, che è stata l’acqua. L’ha portata avanti. Ma avanti c’erano tante altre macchine. E case. Tante case. La nostra è una grande città. Mi piace abitare in una grande città: ci sono sempre persone in giro e case da cui esce la luce. Tutte finestre in cui sbirciare.
Oggi dobbiamo andare a incontrarla. Per dirle addio.  Ma come facciamo a dirle addio se non ha più le orecchie per sentire?

Non è importante. Lei ascolterà. Papà sembra sicuro. Lei ascolterà. Me lo ripete mentre mi abbraccia. Ma adesso non sembra così sicuro. La voce trema, come la mano mentre mi accarezza i capelli.

Ci avviciniamo all’ospedale. Però lì non ci sono i morti. Lì curano i vivi e quando esci stai meglio. Me l’ha detto la mamma l’anno scorso quando mi faceva tanto male la pancia.

C’è tanta gente. Confusione. E piangono tutti.

L’anno scorso non era così. Perché piangono? Non sanno che dopo staranno tutti meglio?

Mio padre mi stringe la mano mentre scendiamo dove fa più freddo.

Perché mi dice di non spaventarmi? Tutte queste persone se sono qui è perché devono essere operate. E prima si dorme. Ho dormito anch’io l’anno scorso.

Ci fermiamo vicino a una signora, devo dirle addio. Non mi sembra la mamma. Perché papà dice che è lei? Sono sicuro che questa signora non è la mia mamma. Lei è lì. In piedi e si sta avvicinando.

Mio padre piange in silenzio mentre lei arriva. È una settimana che non la vedo. È una settimana che mi dicono che è morta. Ma ora è qui, di fronte a noi e non parla. Piange anche lei, ci guarda. Mi avvicino, le accarezzo la mano.

“Mamma, dove sei stata?”