Tutti hanno dei rituali. Piccoli gesti per creare ordine, dare sicurezza. Riempire la vita riempiendo gli spazi con movimenti misurati, calibrati, familiari.
Fare le cose nel giusto modo e nel momento prestabilito.
Mi crea un insano piacere aprire il barattolo dello zucchero e trovare il cucchiaino al suo interno. E’ fondamentale. Non capisco perché gli altri non lo mettano. Lo trovi già lì, quando ti serve. Non ne devi prendere due quando metti su il caffè. O cinque, considerando la quantità di caffè che prendo ogni giorno.
Disturbo ossessivo-compulsivo? Forse. Ma a me piace crogiolarmi nelle mie manie e poi, diciamocela tutta, se decido che la domenica è dedicata alla pulizia della casa o che il martedì sera è il giorno migliore per andare in palestra è perché in effetti è giusto così.

La domenica, si sa, è un giorno triste e quindi sembra d’obbligo fare cose tristi. Il martedì sera, invece, è una giornata più scarica. Solitamente il lunedì la palestra si popola di persone piene del senso di colpa indotto dal weekend, dalle cene e dalle bevute. Così ci si ritrova in mille in uno spazio ristretto ad aspettare, sudaticci e scocciati, che qualche macchinario si liberi.
Quindi si vada di rituali, perché è il giusto modo.
E che si viva di questi piccoli rituali.
E che si zuccheri il caffè mentre si legge del Giappone, della Libia, dello Yemen e degli sbarchi dei disperati.
Il mondo cambia. Nella forma, nella società.
Qualcosa resta uguale però, nonostante il tricolore alle finestre. E non basta aspettare, rifugiarsi nei propri gesti e sperare. La ripetizione è sicurezza, ma anche una lenta morte. Lo sappiamo tutti, anche se non vogliamo ammetterlo. Ma a volte succede che qualcuno trovi il coraggio per gridarlo e quando succede i più fortunati riescono a sentire.
Il mondo sta cambiando mentre lo guardo.
Forse dovrei togliere quel cucchiaino dal barattolo dello zucchero.

Ricetta consigliata per abbracciare i cambiamenti e celebrare una nuova vita:

Ciambella marmorizzata: celebrazione dell’Unità

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