Ebbene sì: mi chiamo Titty e lo scrivo pure con la iupsilon, il perché è un segreto, quindi è inutile chiedere: non lo dirò giammai.
Quel che dirò, invece, è che domenica 30 gennaio, sola soletta, mi sono recata alla manifestazione Wine Love, sita nella comodissima via gattamelata 5 in quel di Milano.
Ma ciò che ha fatto funzionare Wine Love, il cuore pulsante che ha invogliato i visitatori a restare anche dopo aver esaurito il giro delle (poche) cantine,  è di certo Un risotto per Milano. Una manifestazione dentro la manifestazione, che traina, coinvolge e valorizza sia l’evento che l’esperienza dei visitatori.

Mi sto avvicinando da poco al mondo dell’alta ristorazione, quindi non ne abbiate a male se do i numeri: 4-4-5-5-2. Quattro risotti, quattro ristoranti, cinque chef, cinque presentatori e due immagini ben precise in testa. Una combinazione vincente

1° immagine: Raymond Queneau

Tutto è perfetto in un libro di Queneau. Il godimento è celebrale. Nulla deve essere diverso, ogni parola è al suo posto e in questo trova il suo senso e l’armonia. Perfetto, questo penso mentre leggo Queneau. E sorrido delle invenzioni linguistiche, assaporo ogni pagina e resto sospesa tra sogno e realtà. Perfetto, questo penso mentre assaggio il risotto di Daniel Canzian. Nulla deve essere diverso, ogni ingrediente è al suo posto e in questo trova il suo senso e l’armonia. Elegante, semplice, senza pecche. Si mangia sgranando gli occhi a ogni forchettata. Lo stupore è essenziale ed è la più naturale esternazione della perfezione che si sta contemplando.

2° immagine: Roberto Saviano

Appassionata, precisa, lineare, vitale e reale. Questa è la prosa di Saviano. Parla di se stesso quando parla del mondo e viceversa. Perché è parte del sistema che descrive, che denuncia e che l’ha formato, l’ha spinto a scrivere. Una necessità più che una scelta. Deve scrivere per vivere, deve raccontarti ciò che sa. Ad alta voce, anche se lo leggi in silenzio. Appassionata, precisa, lineare, vitale e reale. Questa è la cucina di Fabio Pisani e Alessandro Negrini. Ti avvolge, ti coinvolge. Perché la cucina non è solo un piatto ben fatto. E’ amore, rispetto, allegria e voglia di condividere. E’ una necessità. La senti vicina. In ogni forchettata trovi questi due chef, il loro estro e te stesso.