Venerdì è stata una serata strana. Sabato avevo ancora i postumi. Non è facile mandare giù l’uomo che toccava i piedi, l’uomo che faceva ubriacare e l’uomo che barattava passaggi. Considerato poi che avevo annaffiato la serata con abbondante rum, direi che mi sono ripresa del tutto solo domenica. E mi piace.
Il brutto non è il mal di testa o il mal di pancia. E’ la perdita dell’ebbrezza.
Sono scesa dai miei tacchi, ho smesso l’abito da sera. In felpa e pantaloncini è possibile inebriarsi?
Fare a pezzi il dolce e l’amaro fa male, comunque tu sia vestita. Ti rimbomba dentro, fa rumore. Ma poi lo guardi e ti rendi conto di tutte le sfumature del piacere, del divertimento, del dolore. Un amalgama bruno. Esattamente come lo vuoi.
Gocce di limone, non sul viso, ma sullo zucchero. A fuoco basso. E poi basta girare. La cosa più importante, però, è abbassarsi, chiudere gli occhi e respirare l’odore dello zucchero che si caramella. Mandorle e dolci. Casa. Il chiaro diventa scuro. Che strano, tutto mi riporta a questo colore. E il mio bianco? Lo aggiungo, disegnando cerchi concentrici. Un lento abbraccio, per sciogliersi insieme. Ma il colore non cambia, non più di tanto. Ha vinto lui, ancora una volta. Avvicino il viso, l’odore è diverso adesso. Un retrogusto, ovvio. Dovevo metterlo in conto. Ogni abbraccio lo paghi. Tutto diventa diverso, dopo. Ma chi l’ha detto che è un male? Non ho mai vissuto i cambiamenti come una fine, ma come novità. E gli incontri, anche i più strani, possono far nascere qualcosa. Basta girare, unire tutto e poi…lasciare che sia. Dargli il tempo di maturare. Dopo avrai il tempo di modellarlo, passarlo nel cacao amaro o in una granella di mandorle e nocciole.

E finalmente arriva il peccato. Insieme all’assaggio.

Da cucinare quando si resiste a tutto, tranne che alle tentazioni:

Una questione di scarpe

Ingredienti: 200 gr di cioccolato fondente, 150 gr di cioccolato al latte, 120 gr di cacao in polvere, 130 gr di zucchero, qualche goccia di limone, 55 gr di burro salato, 200 gr di panna da montare.