Scarpe. Tutti si chiedevano quando ne avrei parlato. Scorrendo l’home page (uomini, cioccolato, amori solo immaginati) ci si rende conto che qualcosa mancava per rendere un perfetto stereotipo questo blog, e chi lo scrive.
Non potevo deludere tutti quelli che ammirano la mia originalità.
Curiosa parola “originalità”, è’ spesso usata come un complimento, ma in realtà non lo è: nasconde un germe di biasimo misto a pietismo. E’ un qualcosa che fa sorridere e pensare “per fortuna io non sono così”.
Ma io sono così e voglio parlare di scarpe.
Per fortuna le donne – a proposito di stereotipi – raramente buttano via le scarpe. Conservo ancora degli anfibi blu elettrico (sì, ho detto blu elettrico) pieni di buchi. Sono lì, nella scarpiera, a imperituro ricordo di un’epoca ormai finita. Avrà pensato anche questo mia madre? Probabilmente no, visto che le mille scarpe che conserva saranno state usate due volte. Per mia fortuna.
Ne ho rubato un paio, tacco alto, sandalo che si può indossare anche con le calze scure. Mi piace la moda vintage e non capisco perché ci si ostini a produrre jeans a sigaretta e ballerine. Continuo a ripetere a tutti i commercianti che non si esce vivi dagli anni ottanta, ma nessuno ascolta.
Comunque, l’altra sera indosso le mie scarpe nuove (?) e garrula e sorridente mi avvio verso il loco demandato alla mia festa. Nel mentre, un simpatico ometto mi ferma chiedendo indicazioni. Rispondo educatamente, sono sempre cortese con gli sconosciuti, poi il tizio mi fa notare che “mi porto dietro una carta”. Le mie scarpe nuove (?) con attaccata una carta? Abbasso lo sguardo, ma niente. Alzo prima il piede destro, poi il sinistro e non vedo nulla. La tensione é ormai alle stelle: devo trovare quella carta ed eliminarla subito. Il tizio incalza, continua a ripetere “è là, è là”. Finché non si abbassa e afferra il tallone sinistro, me lo fa alzare e con una carezza porta via l’adesivo di un pacchetto di fazzoletti di carta. Mentre ancora rifletto su come avesse potuto fissarsi sotto il tallone, il tizio, ancora inginocchiato ai miei piedi, si affretta a spiegare: “l’ho visto perché ha fatto contrasto con la luce…riflesso…che coincidenza sto facendo un corso di riflessologia plantare. Sai cos’è?”.
“No”.
E vado via, nelle mie scarpe. Ed è bello camminare nelle mie scarpe rosetta.

Ricetta consigliata per lasciarsi andare all’ebbrezza che solo le scarpe alte sanno suscitare:

Tartufi al doppio cioccolato con caramello al burro salato: inebrianti peccaminosità