Mi piace abitare da sola. No, non sono una musona o un orso. Parlo. Anzi parlo pure troppo. Ma a volte mi piace stare zitta e prendermi una pausa. Anche da me stessa. Come gli attori tolgo il trucco, quando mi sveglio in tempo per farmi bella, metto gli occhiali e scelgo la musica. Oggi la patetica di Tchaikovsky. Come sono chic. Sarà per questo che uso solo Chanel N. 5 oppure Opium. Quando esco, non per dormire.

Faccio ammorbidire il burro in una casseruola, mentre in una ciotola metto farina, fiocchi di avena e mandorle sgusciate. Anche per fare una pausa devo lavorare. Solo che cucinare mi scarica i nervi e poiché non ho un massaggiatore, credo proprio che dovrò raddoppiare i giorni in palestra.

Uova, burro e latte per amalgamare il tutto. Lievito e un pugno di zucchero per farli crescere. Stendo il composto e poi sono solo stelle, cuori, rettangoli e cerchi che si stagliano sulla stagnola. Si stagliano sulla stagnola. Lo ripeto e sorrido da sola. Forse non riesco a prendere una pausa da me stessa, ma preparo il caffè.
La patetica lascia il posto a Diana Krall, biscotti, caffè, piedi allungati su una sedia e la mente che vaga tra sogno, ricordi e realtà.

Da cucinare per riprendersi il proprio tempo e lasciare andare a briglia sciolta i pensieri e i sogni:

Odore di stantio

Ingredienti: 350 grammi di farina, 250 grammi di avena, un bicchiere di latte, una bustina di lievito, 60 grammi di zucchero, due uova intere e mandorle a piacere. Cottura in forno a 220 gradi per 15 minuti.

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