Il sole rende tutto più bello. E poi, Roma è stupenda quando risplende.
Anche se non hai più la borsa di studio, perché ti sei laureata, e anche se non ti pagano lo stage, eppure sei così brava, va tutto bene perchè c’è il sole ed è domenica, o forse sabato.
Non è importante il giorno, ma la stagione.
E’ primavera e c’è il sole in piazzale del Verano. Proprio qui, alla fermata dell’autobus.
C’è il sole e il cimitero, che dicono essere il più bello di Roma. Non ci sono mai stata, anche se è sempre alle mie spalle quando aspetto.
Di lei ricordo il viso e le emozioni.
E’ anziana, ha capelli bianchi raccolti sulla nuca – o forse sono radi boccoli? Le manca qualche dente e altro ancora. Traspare dagli abiti – di cui non ricordo nè il colore, nè il taglio – questa vacuità, eppure non è trasandata: i vestiti non sono sporchi, credo. O forse voglio ricordarli puliti.
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Pensieri astrusi del tutto inutili
Pensare, googlare, parlare: tutte le parole di google per arrivare a me
Googlare serve un po’ a tutto: fai bella figura con gli amici citando film e musicisti mai visti o sentiti, ricerchi le parole straniere per essere certo dell’ortografia, sostituisci il ricordo rimpiazzando la memoria volatile (tre sono le tipologie di memoria, credo. Un attimo che controllo su google: ah sì, sono tre) con un motore di ricerca. Insomma, sembri più colto e puoi pavoneggiarti di quel che internet sa e dice (è il transumanesimo baby).
Al di là della parentesi tonda sulla concezione del pensiero nell’era dei new media, e di quella quadra sulla piccolezza di chi nasconde l’ignoranza dietro schermo e tastiera, quel che mi affascina sono sempre state le parole, in particolare quelle scritte. Se poi sono parole che portano a me, allora di certo sono parole strane e a volte un po’ offensive.
Va bene tutto, bene o male, l’importante è che la gente da google arrivi a me, per questo voglio ringraziare:
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Critiche costruttive
Quel che ho sempre pensato, e di cui sono certa, è che non sono brava a scrivere. Faccio ridere, in tutti i sensi. Conosco i miei limiti e le mie capacità, sono brava in altro, per esempio nel mio mestiere: so esattamente cosa è meglio realizzare per un Cliente, e come fare affinché si sia in tutto in ordine per tempo.
Un’altra cosa che so fare è criticare: non riesco a non esprimere il mio parere, a giudicare. Non per niente il mio sogno nel cassetto è sempre stato di lavorare come editor. Ma quel cassetto resta chiuso, così sono qui a scrivere delle cose che mi succedono, le mie ricette mal riuscite.
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Cronistoria di un San Valentino: non è un paese per single
Il cerchio è la forma perfetta e la storia, con i suoi corsi e ricorsi, è ciclica.
Avrei dovuto scrivere un post per San Valentino. L’ho iniziato diverse volte, ma non andava mai bene. Ho provato con una fiaba, la descrizione di due ingredienti che s’incontrano. Ho chiesto alle coppie che conosco come avrebbero festeggiato, ma quasi nessuno ama questa festa. Ho fatto ricerche sulle origini del mito, interessanti, ma il foglio resta bianco. Mi è venuto in mente Charlie Brown, così ho fatto una scorpacciata di strisce sulla ragazzina dai capelli rossi. Ancora vuoto totale, ma con il cuore più grande.
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