Iperstorie

Puntini puntini

chocolate talesVivere di definizioni è semplice, trasforma la realtà in fantasia e le persone in stereotipi. Il freddo è calcolatore, mentre il caldo è sempre sinonimo di passione.
Allora dissemino puntini su un foglio, numerandoli. Non sono molti, ma ho bisogno di spazio, questa volta voglio che si vedano, così muovo la matita attorno ad ogni puntino disegnando cerchi concentrici. Non lo faccio spesso, ma se non posso farlo adesso, quando potrò? Ogni giro ripete le stesse parole. Una nenia spaventosa se cantata in silenzio, per questo mi arrischio con la mezza voce e il diametro.
Ho disegnato il mio schema, ma non voglio vederne il disegno. Lo lascio qui sul letto, accanto a me. Le istruzioni sono superfule e non mi curo di scriverle. E sbaglio.
Il mattino dopo mi resta in mano il foglio, ma non c’è nessun tratteggio: qualche pallino ha un suo riquadro, alcuni, invece, nemmeno sono stati presi in considerazione.
Perché unire, collegare, quando si può incasellare? Alla fine le definizioni sono facili da gestire: contengono lo stretto necessario per vivere tranquilli. Nessun insieme, nessun contesto: inutile sforzarsi di guardare il tutto quando ci si può soffermare su una parte.
Le definizioni non amano i confronti, chiudono la bocca con le mani e le orecchie con le idee.
Quel che resta sono puntini accartocciati, però li puoi ripiegare per far fiorire un tulipano.

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17 thoughts on “Puntini puntini

    • un’offesa come la tua merita una punizione moooolto più perfida: il grande Gallino. Non farti ingannare dalla sua aria puffosa, egli è letale: condurrà la banda dei 45 fino a te e ti sfinirà a suon di cartellate “niuno mi vuol bbbeene”.
      Fossi in te inizierei a tremare!

            • mmm…quando dimostri il tuo acume e la tua ironia in questa maniera mi scombussoli tutta…
              Fatto sta che l’amaca di oggi diceva le stesse cose di cui ti ho parlato l’altra volta. Ho capito benissimo il tuo punto di vista, te l’assicuro, e nessuno mette in dubbio il libero arbitrio, tranne che tu stesso.
              La cosa paradossale è che ti fai sostenitore del libero commento e mi giudichi un’assolutista, però non ti apri al dialogo e non cerchi di capire l’altrui pensiero.
              Aggiungo, e sembrerà strano, che, a mio parere, il web è sinonimo di autoreferenzialità e spinge verso l’iperspecializzazione, la disgiunzione e l’isolamento. L’intelligenza collettiva è un’utopia, per realizzarsi necessita di un cambiamento culturale: l’accettazione dell’altro.
              Questo discorso si lega perfettamente al post che ho scritto. Ci si dovrebbe confrontare prima di emettere un giudizio, se si nega questa possibilità, se si parla da soli e non si vuole, nè si permette all’altro di dire la sua o semplicemente non si risponde, allora non si fa altro che aumentare il “rumore” e l’isolamento.
              E non cadere nel facile relativismo del “ciò che fa crescere me può non essere quello che fa crescere te, quindi non puoi scegliere tu”, perchè la tua scelta di leggere o non leggere i “rumori”, non viene messa in dubbio da nessuno. Solo che si propone di dare agli altri, ossia a chi non vuole leggere i rumori, la possibilità di accedere a contenuti curati da un editore. Insomma, cambia il media, ma resta l’idea del cartaceo: leggo repubblica perchè mi piace la linea editoriale e vorrei ritrovarla in ogni parte di ciò che leggo.
              E con questi esempi, spero, si comprenda il perchè ritenga un’utopia l’intelligenza collettiva.
              Ah, se non si è capito lo spiego: si, credo che la gente sia capace di discernere ciò che sia “meglio” per sè, che sia l’idea di affidarsi a un editore o di fare da sè.

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