Amo guardare fuori dal finestrino. Scorci di vita altrui che si muovono a velocità maggiore della mia. Difficili da afferrare, da decifrare. Bisogna concentrarsi, in silenzio.
Ma non sono in grado di concentrarmi su nulla. Rido e non penso. Devo prendere un taxi. Ho sempre avuto un certo imbarazzo con i tassisti, non capisco mai se vogliono parlare o no e se devo accontentarli o no. Continua a leggere
Archivio mensile:gennaio 2011
Tartufi al doppio cioccolato con caramello al burro salato: inebrianti peccaminosità
Venerdì è stata una serata strana. Sabato avevo ancora i postumi. Non è facile mandare giù l’uomo che toccava i piedi, l’uomo che faceva ubriacare e l’uomo che barattava passaggi. Considerato poi che avevo annaffiato la serata con abbondante rum, direi che mi sono ripresa del tutto solo domenica. E mi piace.
Il brutto non è il mal di testa o il mal di pancia. E’ la perdita dell’ebbrezza.
Sono scesa dai miei tacchi, ho smesso l’abito da sera. In felpa e pantaloncini è possibile inebriarsi? Continua a leggere
Una questione di scarpe
Scarpe. Tutti si chiedevano quando ne avrei parlato. Scorrendo l’home page (uomini, cioccolato, amori solo immaginati) ci si rende conto che qualcosa mancava per rendere un perfetto stereotipo questo blog, e chi lo scrive.
Non potevo deludere tutti quelli che ammirano la mia originalità.
Curiosa parola “originalità”, è’ spesso usata come un complimento, ma in realtà non lo è: nasconde un germe di biasimo misto a pietismo. E’ un qualcosa che fa sorridere e pensare “per fortuna io non sono così”.
Ma io sono così e voglio parlare di scarpe. Continua a leggere
Calzunced del destino
Quando si nasce in Puglia è destino imparare ad amare i calzunced. Da piccola non mi piacevano, per via del ripieno: mandorle, zucchero e albume. Troppo dolce, preferivo le chioser, che sono dei calzunced senza ripieno: pasta arrotolata a formare una rosa. Sono dolci natalizi. Buonissimi, entrambi.
Prima di tornare in Puglia per le ferie ho chiamato mia madre, raccomandadole di non preparare i dolci, di aspettarmi. Tanto torno il 22, a ora di pranzo, c’è tutto il tempo. Continua a leggere